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6 Settembre 2014
Oggi Marco figlio di mio fratello Roberto e di Piera, si è sposato con Silvia, nella chiesa di Calusco, circondati da parenti e amici con i quali hanno poi festeggiato fino a tarda sera.
Marco e Silvia sono giovani belli e innamorati, sono anche bravi e molto legati alla famiglia.
Auguro loro che le benedizioni di ogni bene, che hanno ricevuto oggi, li accompagnino per tutta la loro vita.

Teresa

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Cosi parlò mio nipote Matteo quattro anni.

Mamma l’anno prossimo andiamo in Autostralia?, però dobbiamo ricordarci di non fare mai pipi sulla strada ma sempre in camper, perché so che là ci sono i serpenti che quando ti fermi a far pipi ti mordono.

Matteo ha fatto cadere un vasetto di miele, la mamma gli ha detto che ha visto che non ha fatto apposta, ma deve stare più attento a quello che fa.
Matteo allora le ha risposto:”Però mamma, se tu oggi mi lasciavi andare a casa della Marilena, io il vasetto di miele non lo rompevo, perché lei il miele non ce l’ha, e se non ce l’ha, io non potevo romperlo.”
Il ragionamento non fa una piega!

Matteo va in braccio alla mamma e le dice:”Mamma mi fai un po di coccole, ma tante tante, perché quando divento grande non voglio più che me le fai.
Ma poi prosegue”: Ma mamma quanto ci vuole a diventare grandi?” 
La mamma gli risponde che per diventare grandi ci vuole tanto, tanto tempo. 
Matteo allora contento le sorride e le dice:” Che bello, meno male che non divento grande domani, cosi le coccole puoi farmele ancora”!

Cosi parlò mio nipote Matteo quattro anni.

Mamma l’anno prossimo andiamo in Autostralia?, però dobbiamo ricordarci di non fare mai pipi sulla strada ma sempre in camper, perché so che là ci sono i serpenti che quando ti fermi a far pipi ti mordono.

Matteo ha fatto cadere un vasetto di miele, la mamma gli ha detto che ha visto che non ha fatto apposta, ma deve stare più attento a quello che fa.
Matteo allora le ha risposto:”Però mamma, se tu oggi mi lasciavi andare a casa della Marilena, io il vasetto di miele non lo rompevo, perché lei il miele non ce l’ha, e se non ce l’ha, io non potevo romperlo.”
Il ragionamento non fa una piega!

Matteo va in braccio alla mamma e le dice:”Mamma mi fai un po di coccole, ma tante tante, perché quando divento grande non voglio più che me le fai.
Ma poi prosegue”: Ma mamma quanto ci vuole a diventare grandi?”
La mamma gli risponde che per diventare grandi ci vuole tanto, tanto tempo.
Matteo allora contento le sorride e le dice:” Che bello, meno male che non divento grande domani, cosi le coccole puoi farmele ancora”!

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Ospedale
Ieri ho passato il pomeriggio in ospedale, ad assistere la zia Elvira moglie dello zio Carmelo.
Quattro settimane fa gli zii erano in montagna, Elvira ha avuto un malore ed è stata ricoverata in un ospedale della zona. Dopo una settimana di ricovero dove è stata ben assistita è stata però dimessa, con una diagnosi non completa.
Ma la sera stessa del suo rientro a casa è di nuovo stata male, figli e marito l’hanno portata all’ospedale di Bergamo, questa volta dopo tanti esami, si è trovata la vera origine della malattia e da allora è ricoverata, ora è in terapia intensiva, ed è li che ieri le ho fatto compagnia.

Dopo la morte della mamma altre volte sono stata in ospedale, ma mai nel settore dove lei era ricoverata, ripercorrere quei corridoi ed entrare in terapia intensiva, (la mamma era nell’unità coronarica ma l’ambiente è lo stesso) mi ha fatto rivivere i giorni della sua agonia.
Mi tremavano le gambe avevo il batticuore e un groppo alla gola, però se Elvira mi avesse vista piangere avrebbe pensato che era per la sua situazione, che benché seria non è grave, mi avevano spiegato in che zona della sala era il suo letto, cosi mi sono avviata decisa da lei, senza guardarmi intorno.

Appena mi ha visto, Elvira mi ha sorriso attraverso la maschera per l’ossigeno che è costretta a portare giorno e notte, e mi ha fatto segno di tenerle la mano.
Elvira è una donna coraggiosa, affronta questa dura prova senza lamentarsi, in questo è come mia sorella Grazia, sopporta e lotta per guarire.
Ogni tanto tentava di parlare, ma con la voce bassa e la maschera dell’ossigeno, era difficile capirla.
Le accarezzavo le mani, le massaggiavo i piedi, le facevo coraggio, ma di più non potevo fare
Speriamo che le cure facciano effetto in fretta.

Sempre quando mi è capitato di uscire da un reparto di rianimazione o di terapia intensiva, ho sentito il bisogno di camminare un poco all’aperto, come se volessi creare uno stacco dalla sofferenza e dall’impotenza, da quella che è la vita quotidiana attiva e forte.

Perciò vagare per il parcheggio con chi è venuto a prendermi, alla ricerca della macchina magari lontana qualche centinaio di metri, che ci sia il cielo pieno di stelle come ieri sera, o la pioggia battente per me è rigenerante.

Domani pomeriggio starò ancora con Elvira, anche se non è il posto più bello del mondo, ripeterò la bella esperienza di vederla sorridere, contenta del mio arrivo.
Teresa

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C’è tempo

Ogni tanto mi colpisce il testo di una canzone o di una poesia perchè in qualche modo tocca le corde dei miei sentimenti oppure mi fa pensare, ricordare…
In genere, quando succede, trascrivo le sue parole perchè mi sono così affini, che vorrei averle scritte io.
Ho riscoperto questa significativa canzone- poesia di Fossati, non faccio commenti personali, ognuno la viva a modo suo (ascoltatela con la musica: è bella e suggestiva!).
Luisa

C’è tempo
Dicono che c’è un tempo
per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C’è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C’è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d’estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l’ora muta delle fate.

C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz’ora sono qui arruffato
dentro una sala d’aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C’è un tempo d’aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Luisa

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Gita a Parma
Ieri con Marilena e il gruppo di Baccanello, sono andata in gita a Parma, gita tradizionale del mese di agosto, organizzata dalla nostra amica Silvana.
Naturalmente ancora prima che lo sapessi, la Marilena mi aveva iscritto già da luglio, per essere sicura di non perdere il posto, e cosi ieri mattina alle sette siamo partite.
Un pullman da cinquanta persone, pieno, con noi c’era anche Fra Marco (ogni volta che si organizza un viaggio viene sempre chiesto a uno dei Frati del Convento di Baccanello di unirsi al gruppo, specialmente quando nella meta è compresa la visita a un Santuario o a un convento dei Francescani, quando possono vengono volentieri, naturalmente l’invito è gratuito).
Prima delle dieci eravamo già a Parma, nelle belle piazze del centro, a sorpresa senza pioggia, La Pilotta, la Cattedrale il Battistero sono le cose che abbiamo ammirato in mattinata, poi ci siamo recati al Convento della SS.Annunziata o come viene chiamato Convento di Padre Lino perchè nei primi decenni del 1900 è qui che ha vissuto Lino, il frate dei poveri che presto come sperano i Parmensi, verrà beatificato.
La bella chiesa e il convento, con il grande chiostro e la grande biblioteca con libri antichi, sono del 1500, anche se rimaneggiati nei secoli successivi.
In questo monastero c’è Fra Andrea, che ben conosciamo perchè ha vissuto alcuni anni a Baccanello, è lui che ci ha fatto da guida nelle vie della città, e che poi ci ha ospitato per il pranzo al “sacco” nel bel refettorio.
Nel pomeriggio dopo la S.Messa, (breve) abbiamo continuato il giro della città, dal parco del Palazzo Ducale al Teatro Farnese, per poi riprendere il pullman e fare ritorno a Calusco.
Il viaggio compreso i biglietti per la visita ai monumenti più importanti è costato 20 euro, una cifra modesta per una giornata di cultura e in buona compagnia, nel prezzo durante il viaggio erano compresi anche i canti di montagna le risate.

Teres

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Speriamo che sia vero!

Quando in televisione ho visto il filmato del medico e dell’infermiera guariti dall’ebola, mi è sembrato impossibile, due settimane prima nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla loro guarigione, e due settimane dopo eccoli uscire con le loro gambe dall’ospedale.
Sarebbe il risultato di trent’anni di studio e lavoro di nove ricercatori, e da quello che sembra con pochi mezzi a loro disposizione.
Se quanto riportato qui sotto è realtà, la notizia è da far stupire il mondo intero, ha del miracoloso, ma fino ad oggi non ne ho sentito parlare dai grandi mezzi di comunicazione, solo il giornale della nostra provincia ne ha parlato.
Comunque complimenti ai ricercatori per il loro impegno, e speriamo che sia vero.
Teresa


Dal giornale Eco di Bergamo di oggi 23 Agosto 2014 articolo di Giorgio Gandola

C’è una piccola società biomedica a San Diego, California. Ha nove dipendenti, quattro stanze e nell’inventario mette alcuni topolini da laboratorio.
Si chiama Mapp, l’hanno creata nel 1999 due ricercatori, Larry Zeitlin e Kevin Whaley, rispettivamente presidente e amministratore delegato, stanchi di vivere nell’ombra del guru della ricerca medica Richard Cone, numero uno nello studio degli anticorpi sviluppati dalle piante, uno scienziato alternativo con barba incolta e birkenstock che da trent’anni (oggi ne ha 78) studia vaccini per contrastare antrace, botulino e altre armi chimiche di terroristi e Stati canaglia, in collaborazione con l’istituto medicale di ricerca delle malattie infettive dell’esercito degli Stati Uniti.
I due allievi si sono messi in proprio e hanno cominciato a seguire un loro percorso, tenuti d’occhio da quello che oggi definiscono con tenerezza «il nostro mentore». Si sono intestarditi a realizzare un cocktail di anticorpi ottenuto da una pianta di tabacco geneticamente modificata in laboratorio. La pianta del fumo che diventa la pianta della salute, singolare, persino immaginifico.
La settimana scorsa il loro vaccino è stato testato su due persone che ieri sono guarite. Il vecchio maestro ha detto: «Pensavo che la ricerca e la sperimentazione sarebbero continuate a lungo dopo la mia morte, invece quei ragazzi ci sono riusciti. Ho mandato loro una mail di complimenti, non li ho chiamati per non fargli perdere tempo». Manca solo il nome del virus neutralizzato:
Ebola. Un nome che fa tremare il mondo. Gli americani avranno tutti i difetti della Terra, ma quando serve sono sempre pronti a sbarcare a Omaha Beach.

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Chiacchiere notturne. Di solito la pulizia dell’androne d’ingresso, abitando al piano terra è una cosa che faccio io, tutti i giorni dopo pranzo quando lavo anche il pavimento di casa. Ma ieri aveva piovviginato tutto il giorno cosi ho pensato che fosse meglio pulire il pavimento in tarda serata quando pensavo fossero tutti in casa, e lo sgocciolio degli ombrelli e le impronte lasciate dalle scarpe bagnate fosse finito. Cosi verso le undici, prima di andare di sopra a dormire, sono uscita nell’ingresso con il secchio lo straccio e lo spazzolone, ma invece mi sono incrociate con mia cognata Clara stava chiudendo il cancellino che da sulla strada dopo essere uscita a depositare il sacco dell’immondizia,  e con l’altra cognata Piera stava scendendo le scale per far fare l’ultima uscita ai suoi due cani. Ci siamo aspettate, Piera a fatto accucciare i cani e poi tutte e tre ci siamo sedute sugli scalini interni dell’ingresso a chiacchierare. Tutto è nato da una domanda fatta da Clara, chi abita nella casa non lontana da noi, dove quindici giorni fa c’è stato un principio di incendio? La conversazione è proseguita tra incroci di domande e risposte, facendo l’elenco degli abitanti delle case vicine, naturalmente raccontando le storie e i pettegolezzi su chi aveva vissuto nelle case più vecchie, senza tralasciare piccole curiosità e commenti (sempre buoni e sinceri) sui vicini attuali.  Le chiacchiere sono andate avanti fino a quasi mezzanotte, e se i cani non si fossero stancati di starsene li buoni buoni ma  stavano incominciando a dare segni di insofferenza al nostro ciarlare, sicuramente avremmo fatto l’alba. Devo essere sincera, quell’oretta di conversazione, per una volta senza elenchi di preoccupazioni o malanni personali, e senza brontolii verso i nostri mariti, è stata rilassante e divertente, preludio a un sonno ristoratore. 
E come speravo,  posso confermare, i  pettegolezzi conciliano il sonno
Teresa
P.s. quando Clara e Piera fanno qualche critica ai loro mariti, anche se sono i miei fratelli, quasi sempre dò loro ragione (alle mie cognate) non solo per mantenere buoni rapporti con loro, ma anche perché spesso hanno veramente ragione.
Teresa

Chiacchiere notturne.
Di solito la pulizia dell’androne d’ingresso, abitando al piano terra è una cosa che faccio io, tutti i giorni dopo pranzo quando lavo anche il pavimento di casa.
Ma ieri aveva piovviginato tutto il giorno cosi ho pensato che fosse meglio pulire il pavimento in tarda serata quando pensavo fossero tutti in casa, e lo sgocciolio degli ombrelli e le impronte lasciate dalle scarpe bagnate fosse finito.
Cosi verso le undici, prima di andare di sopra a dormire, sono uscita nell’ingresso con il secchio lo straccio e lo spazzolone, ma invece mi sono incrociate con mia cognata Clara stava chiudendo il cancellino che da sulla strada dopo essere uscita a depositare il sacco dell’immondizia,  e con l’altra cognata Piera stava scendendo le scale per far fare l’ultima uscita ai suoi due cani.
Ci siamo aspettate, Piera a fatto accucciare i cani e poi tutte e tre ci siamo sedute sugli scalini interni dell’ingresso a chiacchierare.
Tutto è nato da una domanda fatta da Clara, chi abita nella casa non lontana da noi, dove quindici giorni fa c’è stato un principio di incendio?
La conversazione è proseguita tra incroci di domande e risposte, facendo l’elenco degli abitanti delle case vicine, naturalmente raccontando le storie e i pettegolezzi su chi aveva vissuto nelle case più vecchie, senza tralasciare piccole curiosità e commenti (sempre buoni e sinceri) sui vicini attuali.
Le chiacchiere sono andate avanti fino a quasi mezzanotte, e se i cani non si fossero stancati di starsene li buoni buoni ma  stavano incominciando a dare segni di insofferenza al nostro ciarlare, sicuramente avremmo fatto l’alba.
Devo essere sincera, quell’oretta di conversazione, per una volta senza elenchi di preoccupazioni o malanni personali, e senza brontolii verso i nostri mariti, è stata rilassante e divertente, preludio a un sonno ristoratore. 

E come speravo,  posso confermare, i  pettegolezzi conciliano il sonno

Teresa

P.s. quando Clara e Piera fanno qualche critica ai loro mariti, anche se sono i miei fratelli, quasi sempre dò loro ragione (alle mie cognate) non solo per mantenere buoni rapporti con loro, ma anche perché spesso hanno veramente ragione.

Teresa

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Se vi piacciono le torte di frutta eccone una velocissima da preparare.

Ingredienti:
Frutta quella che avete in casa, magari quella più matura un poco molle da portare in tavola, o con poco sapore che si addolcirà in cottura.

Io oggi l’ho preparata con diversi tipii di frutta, (pesche, fichi, uva bianca e nera americana) ma a piacere si piò fare anche con una sola varietà, solo pesche, solo pere ecc…

Tre cucchiai colmi di zucchero, più uno per caramellare la frutta
Tre cucchiai colmi di farina, più un altro cucchiaio per la tortiera
Tre uova Un decilitro di panna o latte
Un poco di burro per inburrare la tortiera
Il succo di mezzo limone

Preparazione:
Lavate la frutta, tagliatela a fette se sono pesche, mele o pere, a metà se sono albicocche o prugne, interi i chicchi di uva, le ciliege vanno denocciolate.
Mettete la frutta nella tortiera già inburrata, i pezzi grossi in ordine il resto a caso.
In un’altra bacinella mettete la farina e lo zucchero rompeteci sopra le uova, versate la panna, aggiungete il succo del limone, sbattete bene con una forchetta per elimiare eventuali grumi, ma se volete usate il minipimer, versate poi il composto sulla frutta e infornate a forno già caldo a 200 gradi, per venti minuti.

Passati i venti minuti togliete la tortiera, spolverate la frutta con un altro cucchiaio di zucchero, ottimo anche lo zucchero di canna.

Rimettete la torta in forno ancora per cinque minuti (non di più rischiate di bruciarla) con il grill al massimo per far caramellare lo zucchero.

Pasati i cinque minuti di cottura con il grill, spegnete il forno e togliete la tortiera, fate raffreddare.

Se volete levare la torta dalla tortiera e servirla su un piatto da portata, aiutatevi con una spatola che girerete intorno alla torta per staccarla dai bordi e per sollevarla dal fondo.
Ma è ottima anche tiepida servita al cucchiaio direttamente dalla padella.


Teresa

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Commenti su notizie giornalistiche di questi giorni.

Qualcuno della nostra classe politica ha suggerito che dato l’estate piovosa, che non ha favorito gli albergatori, si potrebbe far ritornare a scuola i bambini con un mese di ritardo.
In modo che i genitori possano portarli al mare o in montagna a settembre.
Che ideona fantastica!
Ma i genitori avranno ancora ferie il mese di settembre? E se settembre sarà piovoso, si riproverà a ottobre?

La Federcalcio, ha abolito le squalifiche alle curve tifose che con cori e striscioni e gesti, insultano gli avversari e peggio ancora le offese discriminanti verso i singoli giocatori. Le curve e non i tifosi, saranno punibili solo con multe.
L’inciviltà ha fatto ancora un passo avanti|.

Venezia.
A venezia quest’estate si è visto di tutto, i turisti, hanno pensato che fare pipì nei cestini delle vie e delle piazza, tuffarsi nel Canal grande, bivaccare in piazza San Marco, fare sesso in pieno giorno e bella vista, sia normale. E ancora peggio succede in altre città italiane compreso Roma.
I turisti colpevoli di comportamenti scorrenti sono sicuramente ignoranti.
Da parte delle nostre autorità mancano sicuramente controlli e severità, ma il degrado l’incuria delle nostre bellezze non parte forse da noi?
Teresa

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Chi siamo.

Gli Airoldi di Calusco

Quello che ho riportato riguardo alla famiglia Airoldi, sono solo curiosità, nostro padre, nostro nonno, nostro bisnonno e avendo notizie certe anche il nostro trisavolo, non erano certamente nobili, ma mugnai fino ai primi del 1900, poi contadini e operai.
Solo dal 1950 cioè dalla mia generazione in avanti, con il miglioramento della situazione politica e economica italiana, si sono susseguiti impiegati, diplomati, operai, artigiani, laureati e imprenditori.
L’unico che ha avuto un ruolo importante nella vita pubblica è stato nostro padre, nei molti anni in cui fu sindaco ma non tanto per il suo incarico, ma per la dignità, il lavoro, l’abnegazione e i sacrifici che fece per migliorare e far progredire il suo paese.
E’ anche vero che se in Italia ci sono circa 1200 Airoldi, è quasi probabile che si discenda tutti dal nucleo principale di Lecco, che per meriti o altro furono nobili.
A noi postumi resta semplicemente la volontà, qualsiasi lavoro qualsiasi tipo di vita stiamo facendo, di continuare a onorare questo cognome.
Teresa