Volevo scrivere...

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Gioventù degli anni che furono.

Walter è ragazzo, molto amico di mio figlio Lorenzo, ma è anche amico di tutta la famiglia, ieri ha scritto questi ricordi di gioventù su facebook, ricordi  che voglio riportare anche sul blog perchè in queste righe ha racchiuso il modo di vivere dei bambini e ragazzi degli anni 70/80.
Era una vita diversa, sicuramente più libera per i ragazzi, in giro c’era molto meno traffico, ci si conosceva tutti, ma è anche vero che i ragazzi sapevano gestirsi da soli.

Walter Scotti ha pubblicato qualcosa in Sei di Calusco d’Adda Se…

Walter Scotti 20 febbraio 22.35.20
COME ABBIAMO FATTO A SOPRAVVIVERE NOI BAMBINI DEGLI ANNI 50 - 60 - 70 - 80 ?

1.- Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag…
2.- Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.
3.- Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con vernici a base di piombo.
4.- Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte.
5.- Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.
6.- Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino invece che dalla
bottiglia dell’acqua minerale…
7.- Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, ricordavano di non avere freni. Dopo vari scontri contro i cespugli, imparammo a risolvere il problema. Sì, noi ci scontravamo con cespugli, non con auto!
8.- Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto. Non avevamo cellulari… cosicché nessuno poteva rintracciarci. Impensabile .
9.- La scuola durava fino alla mezza, poi andavamo a casa per il
pranzo con tutta la famiglia (si, anche con il papà).
10.- Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti. La colpa non era di
nessuno, se non di noi stessi.
11.- Mangiavamo biscotti, pane olio e sale, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare…
12.- Condividevamo una bibita in quattro… bevendo dalla stessa bottiglia e nessuno moriva per questo.
13.- Non avevamo Playstation, Nintendo 64, X box, Videogiochi ,
televisione via cavo con 99 canali, videoregistratori, dolby
surround, cellulari personali, computer, chatroom su Internet
… Avevamo invece tanti AMICI.
14.- Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa
dell’amico, suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza
bussare e lui era lì e uscivamo a giocare.
15.- Si! Lì fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto?
Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano
delle squadre per giocare una partita; non tutti venivano scelti
per giocare e gli scartati dopo non andavano dallo psicologo per il trauma.
16.- Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di problemi di attenzione né d’iperattività; semplicemente prendeva qualche scapaccione e ripeteva l’anno.
17.- Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità … e imparavamo a gestirli.
La grande domanda allora è questa:
Come abbiamo fatto a sopravvivere?
E a crescere e diventare grandi?
Se appartieni a questa generazione, condividi questo post con i tuoi conoscenti della tua stessa generazione…. e anche con gente più giovane perché sappiano come eravamo noi prima!

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21 Febbraio, compleanno Lisi
Domani mia figlia compie 40 anni, da mamma mi piace dire che non li dimostra fisicamente, mentre ne dimostra la maturità e la saggezza nel suo essere mamma moglie e figlia. A 40 anni si è nel pieno della vita, ma lei della giovinezza ha saputo trattenere l’allegria, la curiosità, l’energia e l’immagine, nonostante l’impegno e la fatica che ci mette nel far crescere tre figli. Non che non abbia difetti, ma lei è proprio la figlia che sognavo d’avere. Elisabetta mantieni sempre il tuo sorriso e la tua caparbietà, che danno una spinta anche a noi. Tanti tanti auguri, da mamma e papà.

21 Febbraio, compleanno Lisi

Domani mia figlia compie 40 anni, da mamma mi piace dire che non li dimostra fisicamente, mentre ne dimostra la maturità e la saggezza nel suo essere mamma moglie e figlia.
A 40 anni si è nel pieno della vita, ma lei della giovinezza ha saputo trattenere l’allegria, la curiosità, l’energia e l’immagine, nonostante l’impegno e la fatica che ci mette nel far crescere tre figli.
Non che non abbia difetti, ma lei è proprio la figlia che sognavo d’avere.
Elisabetta mantieni sempre il tuo sorriso e la tua caparbietà, che danno una spinta anche a noi.
Tanti tanti auguri, da mamma e papà.

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Io le cucino cosi: Polpette al pomodoro

Ingredienti per 4/5 persone

4 etti di manzo macinato
2 uova
un pane rosetta messa ad ammollare in un poco di latte o circa un etto di pane grattugiato
un etto di parmigiano grattugiato
sale e pepe
uno spicchio d’aglio
un dado di carne
un vasetto di sugo di pomodoro già pronto meglio se fatto in casa
oppure una scatola di pomodori a pezzi o della passata di pomodoro, in questo caso però aggiungete anche qualche fettina di cipolla tagliata sottile.
mezzo bicchiere di vino bianco
farina bianca per infarinare le polpette

Preparazione 5 minuti

Cottura circa un’ora

Mette il pane nel latte, può andar bene anche il pane grattugiato, appena si è ammorbidito unitelo alla carne trita, aggiungete le due uova e il formaggio grattugiato, salate poco e pepate.
Date una prima mescolata con la forchette, poi usate le mani per amalgamare bene il tutto.
Formate poi delle polpette grosse all’ incirca come un mandarino e passatele nella farina bianca.
In una padella mettete dell’olio o del burro con lo spicchio d’aglio, aggiungete le polpette e fate rosolare piano piano per qualche minuto, versate poi il vino bianco.
Appena il vino si è asciugato aggiungete il sugo o la passata di pomodoro e il dado, lasciate cuocere a fuoco medio/basso per circa un’ora.
Controllate spesso che le polpette non si attacchino al fondo della padella e che il sugo non si asciughi troppo.
La densità del sugo va a piacere, potete lasciarlo un poco più liquido o farlo restringere di più.
Per dare un tocco in più si può aggiungere del basilico o dell’origano ma anche del peperoncino.
E’ un piatto semplicissimo ma che piace a grandi e piccoli.
Ai piccoli piace con il puré, ai grandi con qualsiasi verdura cotta o cruda.
Teresa

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Felicità è:
essere in Val d’Ega a Nova Ponenete, in quindici tra zii e nipoti sette adulti e otto tra ragazzi e bambini
è una giornata di sole stupendo e altre due nuvolose ma non fredde
è sciare su una pista di neve bellissima tutta per loro, di giochi e di slittini, ma anche di merende alla malga Lupicinio di pomeriggi in piscina e cene allo Sportcenter.

Panorami, sport, buona compagnia, giochi e abbuffate, se questa non è felicità!!

Anche se invitata, purtroppo io non c’ero, troppo male al braccio.

Teresa

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Masterchef

Piove e mio marito passa molto tempo in casa, si annoia non sa cosa fare.
Cosi mi è venuto la bella idea di insegnargli a cucinare.
Ho incominciato con una della cose che piace di più ai nostri nipoti, il risotto allo zafferano.
Devo dire che dopo un paio di lezioni in cui dovevo stargli vicino e guidarlo passo a passo nella preparazione della ricetta, ora ha quasi imparato.
Preciso che in queste settimane abbiamo fatto il risotto giallo più spesso del solito, fino a che i nipoti non si stancheranno andremo avanti cosi, per lui è una soddisfazione si sente utile, e poi in cambio del mio aiuto mi svuota la lavastoviglie, cosa che mai aveva fatto prima.
Naturalmente oggi mi ha già detto che se la Lysi e famiglia questa sera verranno a cena da noi, lui preparerà il risotto allo zafferano.

P.S: meglio che gli insegni al più presto qualche variante

Teresa

Masterchef

Piove e mio marito passa molto tempo in casa, si annoia non sa cosa fare.
Cosi mi è venuto la bella idea di insegnargli a cucinare.
Ho incominciato con una della cose che piace di più ai nostri nipoti, il risotto allo zafferano.
Devo dire che dopo un paio di lezioni in cui dovevo stargli vicino e guidarlo passo a passo nella preparazione della ricetta, ora ha quasi imparato.
Preciso che in queste settimane abbiamo fatto il risotto giallo più spesso del solito, fino a che i nipoti non si stancheranno andremo avanti cosi, per lui è una soddisfazione si sente utile, e poi in cambio del mio aiuto mi svuota la lavastoviglie, cosa che mai aveva fatto prima.
Naturalmente oggi mi ha già detto che se la Lysi e famiglia questa sera verranno a cena da noi, lui preparerà il risotto allo zafferano.

P.S: meglio che gli insegni al più presto qualche variante

Teresa

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Dovere e piacere
Domenica scorsa sono andata di nuovo al pronto soccorso, da alcuni giorni avevo un forte dolore al braccio destro, ma quel giorno nonostante gli antidolorifici e antiifiammatori, non ne potevo proprio più, il dolore era insopportabile
Dopo alcune ore di attesa finalmente la visita, i raggi e il responso, la cuffia della spalla consumata, diverse calcificazioni, e peggio anche il tendine consumato.
Dopo una settimana non ho risolto molto nonostante continui a prendere i farmaci, anche perché il braccio destro devo usarlo comunque.
Proverò a rivolgermi ad un fisiatra e fare le cure del caso.
Strano ma la cosa che mi piace di più fare è anche quella che mi causa più male, ed è usare il mouse.
Ma se devo usare il braccio per le faccende domestiche, voglio usarlo anche per quello che mi diverte di più, perciò nel limite del sopportabile continuerò a scrivere.
Teresa

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Dopo più di vent’anni di onorato servizio la macchinetta per provare la pressione ci ha lasciato.
Siccome era un regalo di Damiano, arrivata direttamente a casa nostra, dagli Stati Uniti, (A quei tempi forse c’erano già anche in Italia ma erano costosissime) devo chiedergli se per caso era ancora in garanzia.
Perché in tal caso bisognerebbe  che lui provvedesse perché venga sostituita con una nuova.
Teresa

Dopo più di vent’anni di onorato servizio la macchinetta per provare la pressione ci ha lasciato.
Siccome era un regalo di Damiano, arrivata direttamente a casa nostra, dagli Stati Uniti, (A quei tempi forse c’erano già anche in Italia ma erano costosissime) devo chiedergli se per caso era ancora in garanzia.
Perché in tal caso bisognerebbe che lui provvedesse perché venga sostituita con una nuova.
Teresa

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Buon compleanno Grazia !

Liscia, gasata o senza…, sempre bella, sempre speciale.

Auguri da tutta la famiglia
Teresa

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11 Febbraio Madonna di Lourdes

Sono stata due volte a Loudes con mia mamma, di queste esperienze vorrei parlarne oggi che ricorre l’anniversario della prima apparizione nel 1858 della Madonna a Bernadette.
All’arrivo la mia prima volta, sono rimasta incredula la cittadina ormai è un insieme di alberghi più o meno grandi, nelle vie un negozio di ricordi e articoli religiosi, dietro l’altro, un paese commerciale, non era l’idea che mi ero fatta di Lourdes.
Poi quando sono entrata nel ‘recinto’ e cosi che si chiama l’insieme dei luoghi sacri, tutto cambia.
La Messa alla grotta, l’emozione di passare proprio sotto l’immagine della Madonna nel luogo esatto dove apparve e dove sgorga la sorgente miracolosa, poi la Processione con la statua della Madonna con le fiammelle tremolanti delle migliaia di candele accese, tanta tanta gente che prega e canta. La processione e l’adorazione al Santissimo.
Gli ammalati adulti e giovani, con i loro accompagnatori, venuti fin li con la speranza della guarigione, o solamente con la speranza di riuscire ad accettare la loro sofferenza.
Tutto esprime fede, tutto avviene in ordine e con rispetto del luogo e degli altri.
Ma queste erano emozioni che pur toccando il cuore, non erano quelle che mi aspettavo.
Allora in tarda serata sono scesa alla grotta, alle undici il cancello principale viene chiuso ne riamane aperto tutta notte uno secondario .
Entrare quando ormai la moltitudine della gente se ne era andata, alla grotta non c’era più nessuna funzione, nessuna fila per prendere l’acqua alle fontanelle, o per accendere le candele, solo il silenzio, ma la grotta non rimane mai senza pellegrini anche in piena notte qualcuno c’è che prega invoca o ringrazia.
Ed è allora che mi sono sentita veramente a contatto con la Santa Madre, io e lei, senza parole, senza suoni, senza distrazioni, è allora che finalmente ho sentito la voglia il desiderio di essere totalmente sincera nelle mie richieste e nelle mie preghiere.
Il mattino dopo mia madre ha preferito fare la Via Crucis, mentre io sono andata alle piscine.
Il modo di chiamare questo luogo, sembra indicare più un posto sportivo, che il modo di ripetere l’invito di Maria fatto a Bernadette di bagnarsi nell’acqua della sorgente.
Alle piscine si deve aspettare anche delle ore prima di poter entrare a bagnarsi, a meno che uno non si alzi all’alba per essere tra i primi che vi arrivano, bisogna fare la fila seduti pregando da soli o con gli altri oppure restando in silenzio con se stessi, prima di entrare nel lungo edificio dove vi sono le stanzette con le vasche delle immersioni.
Avevo sentito dire che non si sente il freddo, che si esce asciutti, non erano questo che mi aspettavo, volevo fare quest’esperienza senza condizionamenti, accettando quello che ogni momento mi stava regalando.
Una volta entrata nella stanzetta rivestita di marmo nero a mio parere piuttosto triste, unica nota chiara l’immagine della Madonna sopra la vasca, le volontarie,(volontari per gli uomini) con estrema gentilezza indicano ai pellegrini la cabina dove spogliarsi completamente, all’uscita sono li pronte, una con un mantello per coprire la vista del corpo nudo, mentre un’altra volontaria avvolge un telo bagnato intorno al corpo, poi pregando ci si avvicina alla vasca si entra nell’acqua mentre le due volontarie aiutano a stendersi e bagnarsi completamente.
Pochi minuti, l freddo si sente l’acqua è sempre a 12*, e ci si sente anche bagnate, le volontarie sono pronte a coprire di nuovo con il mantello poi si entra in cabina a rivestirsi.
In quel momento avevo chiesto che l’acqua benedetta della vasca, fosse un lavaggio per la mia anima, lavaggio di purificazione e di sollievo.
Ma non è sicuramente quell’acqua che cambia, l’acqua è la spinta, siamo noi che dobbiamo metterci la volontà, ma per quanto riguarda me, I miei propositi di cambiamento di miglioramento non sono durati molto, sono tornata subito quella di sempre, ma almeno per poco mi sono sentita pulita dentro.
Teresa

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La camera della nonna. Questa settimana ho fatto portar via i mobili della camera della mamma. Avevo pensato tanto a cosa dovevo fare in quella stanza, e ancora non ho deciso, o meglio dobbiamo decidere in più persone. Comunque togliere i mobili è stato il primo passo di un cambiamento che dovremo fare. Non era facile per me, e lo è ancora meno adesso tenere aperte due case. Qui a piano terra ci vive anche Giovanni con i figli, quando possono stare con lui, anche per me è più facile tenere qui i miei nipoti piuttosto che al secondo piano, inoltre sono porta a porta con Grazia se ha bisogno, o se devo tener d’occhio casa sua quando loro non ci sono o quando i ragazzi sono in casa da soli. Ma di sopra è la mia casa, la casa che per vent’anni ho trascurato, la sera e i fine settimana di sopra c’è mio figlio, ma io e mio marito adesso andiamo su solo per dormire. Non posso andare avanti cosi. Eppure non so cosa fare. Avere la camera della mamma vuota è un invito a riempirla con i miei mobili, ma ancora non sono pronta. Non ho voluto veder smontare i suoi mobili, sono rimasta in cucina, benché pensassi che era meglio farlo, piuttosto che vedere tutti i giorni una camera vuota e fredda (perchè la mamma non c’è) ma piena di ricordi belli ma anche molto tristi, ma quando ho visto il camioncino uscire dal cancello, mi sono messa a piangere. Eppure tutti gli altri mobili e gli arredi, che ci sono in questa casa sono della mamma, ogni pentola che uso quotidianamente, il divano su cui ci sediamo, le tovaglie gli asciugamani, tutto è della mamma. Toccare usare pulire queste cose, non mi rattrista, ma la sua camera proprio non potevo più sopportarla, senza di lei.
Ho lasciato una poltroncina, la poltroncina su cui si sedeva chi veniva a trovarla, un figlio che voleva confidarle una pena o una gioia, una figlia che semplicemente voleva farle compagnia mentre lei ricamava, o che la ascoltava quando lei parlava, o semplicemente la poltroncina su cui ci si sedeva per prendere un poco di respiro tra una faccenda e l’altra.
Ma è anche la poltrona su cui a turno ci sedevamo a vegliare papà quando stava male.
Ma per ora anche se ci penso, non sono riuscita a darla via, il motivo è che nella camera ormai vuota della mamma, ogni tanto la sera ancora adesso qualcuno arriva va là, chiude la porta e si siede sulla poltroncina a parlare con la mamma. Teresa

La camera della nonna.
Questa settimana ho fatto portar via i mobili della camera della mamma.
Avevo pensato tanto a cosa dovevo fare in quella stanza, e ancora non ho deciso, o meglio dobbiamo decidere in più persone.
Comunque togliere i mobili è stato il primo passo di un cambiamento che dovremo fare. Non era facile per me, e lo è ancora meno adesso tenere aperte due case.
Qui a piano terra ci vive anche Giovanni con i figli, quando possono stare con lui, anche per me è più facile tenere qui i miei nipoti piuttosto che al secondo piano, inoltre sono porta a porta con Grazia se ha bisogno, o se devo tener d’occhio casa sua quando loro non ci sono o quando i ragazzi sono in casa da soli.
Ma di sopra è la mia casa, la casa che per vent’anni ho trascurato, la sera e i fine settimana di sopra c’è mio figlio, ma io e mio marito adesso andiamo su solo per dormire.
Non posso andare avanti cosi. Eppure non so cosa fare.
Avere la camera della mamma vuota è un invito a riempirla con i miei mobili, ma ancora non sono pronta.
Non ho voluto veder smontare i suoi mobili, sono rimasta in cucina, benché pensassi che era meglio farlo, piuttosto che vedere tutti i giorni una camera vuota e fredda (perchè la mamma non c’è) ma piena di ricordi belli ma anche molto tristi, ma quando ho visto il camioncino uscire dal cancello, mi sono messa a piangere.
Eppure tutti gli altri mobili e gli arredi, che ci sono in questa casa sono della mamma, ogni pentola che uso quotidianamente, il divano su cui ci sediamo, le tovaglie gli asciugamani, tutto è della mamma.
Toccare usare pulire queste cose, non mi rattrista, ma la sua camera proprio non potevo più sopportarla, senza di lei.

Ho lasciato una poltroncina, la poltroncina su cui si sedeva chi veniva a trovarla, un figlio che voleva confidarle una pena o una gioia, una figlia che semplicemente voleva farle compagnia mentre lei ricamava, o che la ascoltava quando lei parlava, o semplicemente la poltroncina su cui ci si sedeva per prendere un poco di respiro tra una faccenda e l’altra.

Ma è anche la poltrona su cui a turno ci sedevamo a vegliare papà quando stava male.

Ma per ora anche se ci penso, non sono riuscita a darla via, il motivo è che nella camera ormai vuota della mamma, ogni tanto la sera ancora adesso qualcuno arriva va là, chiude la porta e si siede sulla poltroncina a parlare con la mamma.
Teresa