Volevo scrivere...

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La settimana scorsa ho presentato ai bambini Salvador Dalì.

Abbiamo sfogliato insieme qualche libro con le foto delle sue opere (ho fatto una piccola scrematura eliminando quelle con un simbolismo un pochino troppo estremo per loro :-)),  guardato il cortemetraggio “Destino” nato da un’idea dell’artista spagnolo con l’animatore statunitense Walt Disney, letto a grandi linee qualcosa sulla sua vita…e poi i bambini hanno deciso cosa realizzare.

Ad Alice è piaciuta l’idea degli orologi distorti.

Matteo prima ha voluto colorare uno degli elefanti che ho disegnato io e poi insieme a Luca si è divertito a mettere dei baffi al viso di Dalì realizzato da ciascuno di loro.

Prima di incollare quelli che vedete ne hanno inventati di tutte le forme e se li sono provati anche sulle rispettive facce.
…..E a prova che comunque qualcosa nella testa anche dei più piccoli rimane…qualche giorno dopo Matteo ha preso uno degli spaghetti che stava mangiando, lo ha appoggiato sotto il naso e mi ha detto: “Con questi baffi mi sa che sembro proprio Dalì!”
Mamma Lisi

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Se e quando

E’ mezzanotte, è l’una, sono quasi le due e sono ancora sveglia.
Se leggo, poi non dormo perché ho lasciato passare il momento del sonno.
se non leggo mi giro e rigiro, cercando la posizione migliore in modo che non mi faccia male la spalla, o una gamba o la schiena,
se poi qualche volta ho la fortuna di addormentarmi velocemente, è sicuro che prima di mattina mi sveglierò almeno tre o quattro volte,
se mi sveglio devo andare in bagno,
se mi copro ho caldo, se mi scopro ho freddo,
se mio marito russa, e russa forte, mi  infastidisco e non dormo,
se russo io, mi sveglio.                                                                                  Se…

E se ritornassi giovane ?, quando dormivo bene.

Quando dovevo mettere la sveglia per svegliarmi,
quando i sogni erano belli,
quando con mio marito ci addormentavano mano nella mano,
quando non avevo ne caldo ne freddo,
quando non dovevo alzarmi per andare in bagno
quando leggevo e mi addormentavo con il libro in mano
Quando …

Teresa

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Un libro
Ieri sera ho letto un libro che mi ha prestato Luisa, il titolo è: Chi non muore si rivede.
E’ un libro autobiografico scritto da un Sacerdote, che racconta la sua esperienza durante un attacco di cuore e di quando poi è ricoverato in ospedale.
Non mi è piaciuto leggerlo, non perché non sia scritto bene, anzi, ma perché in alcuni episodi ho rivissuto quello che più o meno nella stessa situazione è successo a nostra madre, ma per lei con un finale tragico.

Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, è un teologo, noto scrittore (ha scritto più di 20 libri) e studioso Biblico, ma anche conduttore e presentatore di programmi radio.
Un po fuori dagli schemi, un po contestatore, a mio parere.

Quello che invece mi ha fatto riflettere leggendo tutto d’un fiato il libro, sono state due cose che le parole dell’autore mi hanno trasmesso, e cioè:
Che bisognerebbe vedere la morte come ha fatto lui, come un punto di partenza e non una fine, in questo modo tutto ha un significato diverso, non si accetta o maledice la morte, ma quasi la si aspetta come un passaggio verso un mondo migliore.
Secondo me riesce a pochi, forse ci vuole veramente una fede forte, bisognerebbe sapersi affidarsi completamente a ciò che come cristiani dovremmo credere ciecamente, cioè alle promesse di Cristo e alla clemenza di Dio Padre.

Altra punto è che. non so come chiamarlo se Frate o Don Alberto, e perchè è stato visto e accolto come sacerdote e con lui tutto ciò che rappresenta la sacralità e la spiritualità, o è stato il carattere di Alberto sereno e fiducioso nell’affrontare la malattia, che ha saputo avvicinare e migliorare le persone vicino a lui?
Forse tutte e due le cose insieme.

In questo libro lui stesso si meraviglia ed è felice, di quanti tra infermieri e medici hanno voluto parlare e confidarsi con lui
In fin dei conti con un Sacerdote si può parlare dei problemi che affliggono l’anima, dei dubbi e degli sbagli fatti, delle delusioni del cuore, tanto più se ad ascoltare è un prete che non giudica ma consiglia e perdona.

Ecco forse parlare ed essere ascoltati è un bisogno di tutti, che lo riconosciamo o meno, e saper ascoltare anche in una sala rianimazione, anche quando c’è di mezzo la propria vita, questo è il vero successo di Alberto.
Teresa

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I viaggi di Alice
Qualche anno fa Mirko e Lisi hanno comprato un camper, non nuovo ma in buone condizioni, e da allora appena possono viaggiano.
Qualche volta scelgono un posto, che sia esclusivamente di riposo e giochi per i bambini, più spesso i loro viaggi sono anche culturali.
Naturalmente tutto è vissuto con leggerezza, i bambini non devono stancarsi e nemmeno annoiarsi.

Ed è cosi che Alice e Luca, i due più grandi hanno preso gusto e passione nel vedere posti nuovi, a Matteo il piccolo interessa semplicemente stare tutti assieme.
Alice, per esempio raccoglie cartoline e scrive un piccolo diario dei suoi viaggi, che durino un giorno o una settimana, lei deve annotare le cose che più l’hanno colpita.

A Luca invece non interessa scrivere ricordi, gli basta fare esperienze nuove, che però poi in varie occasioni è pronto a raccontare.
Quando poi la vacanza è stata particolarmente bella, Alice viene da me e mi chiede se voglio scriverla sul mio blog.
E cosi comincia a raccontare tutto quello che hanno fatto dal momento della partenza fino al loro ritorno, ha una memoria impressionante!
In più adesso che sa usare il computer (con il controllo di papà o mamma), mi manda anche le fotografie, ed ecco allora, che dal viaggio fatto nelle vacanze di Pasqua in Toscana, mi sono arrivate immagini di Lucca, Volterra, Siena, Gubbio, Pitigliano, Castiglione della Pescaia dove si sono incontrati con Grazia e sono andati a rivedere Roccamare dove andavamo al mare tanti tanti anni fa, delle terme di Saturnia e di Orbetello.

Alice saprebbe dirmi ogni cosa che ha visto, perfino cosa ha mangiato quando sono andati al ristorante,  inoltre la cosa bella che le piace fare con Luca, è controllare sulla cartina geografica la strada che faranno nei loro spostamenti, le posizioni delle citta, se in centro Italia o vicino a casa, se scavalcheranno i monti, o viaggeranno lungo le coste.

E cosi questi due, con l’aiuto di papà e mamma, imparano divertendosi, mentre il piccolo Matteo che comunque si guarda bene intorno anche lui, per ora è principalmente contento di viaggiare in camper.

Alice e nonna Teresa

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Parliamo un poco di lavori che di solito vengono detti femminili.

Il lavoro a maglia è stato appannaggio essenzialmente maschile fino a non molti secoli fa. In Italia c’era la produzione delle calze di seta, in inghilterra prima la manifattura dei berretti a maglia fatti con lana infeltrita, poi calze e altri accessori sempre di lana e per finire la produzione di maglioni in stile Gansey o Fair-Isle.
Solo alla fine el 1800 le donne hanno iniziato a produrre massicciamente capi ai ferri, ma sempre compartecipando con gli uomini: le famiglie di pescatori erano talvolta intetramente impegnate in questo lavoro, i bambini si occupavano delle parti più semplici a maglia rasata, le donne e gli anziani di quelle lavorate, gli uomini adulti lavoravano a maglia nelle giornate di brutto tempo quando era impossibile uscire a pesca.

Quando, alla fine del XIX secolo la maglia lavorata a mano ha smesso di essere redditizia, allora e solo allora gli uomini hanno smesso di lavorare a maglia.
Ma ancora negli anni quaranta in Europa, non era strano per un uomo usare i ferri, ci sono numerose foto di soldati inglesi al fronte che si preparano sciarpe, berretti e guanti tra una battaglia e l’altra: il generale Kitchener, che comandò le truppe inglesi durante la guerra boera e introdusse la leva obbligatoria in occasione della prima guerra mondiale, era anche un appassionato della maglia.

In Irlanda fino a qualche decennio fa era normale vedere uomini seduti fuori casa, lavorare ai ferri, famosissimi i maglioni delle isole Aran, ho la fortuna di averne due comprati molti anni fa, ancora belli e morbidi.

Ancora oggi in alcune nazioni come il Perù e la Bolivia gli uomini si guadagnano da vivere con il lavoro a maglia.

Per quanto riguarda il ricamo maschile ho trovato alcune notizie interessanti in merito al ricamo come fonte di guadagno:

Nell’antica Roma erano gli uomini che si occupavano di ricamare stoffe e arredi preziosi.

Qualche secolo dopo a Palermo il ricamo maschile divenne una vera e propria arte, tanto questo lavoro era specializzato e perfetto.

In Spagna e in particolare a Siviglia dal 1400 i ricamatori avevano una loro corporazione, e fino al 1500 fu un lavoro esclusivamente maschile.

Ma anche nel resto d’Europa nel 1500 in Francia, erano gli uomini che ricamavano non per passatempo ma come lavoro retribuito.

Nei tempi moderni non pochi politici, attori e uomini d’affari, oltre ai comuni mortali (sempre maschi) hanno avuto e hanno la passioni per la maglia il ricamo e l’uncinetto.

Ho  letto che nelle scuole con metodo Waldorf-Steiner sia i maschi che le femmine hanno  lezioni specifiche che riguardano i lavori manuali,  il lavoro a maglia è consigliato come metodo per sviluppare l’attenzione la fantasia, il loro motto è: Dita abili  producono abilità di pensiero.

E allora forza insegniamo anche ai nostri maschi qualche lavoretto con aghi e fili, magari quel tanto che basta per sapersi attaccare un bottone.

Teresa

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Chiara
Chiara ha dodici anni, da quando ne aveva cinque va a scuola di danza.
Per cinque anni ha fatto solo danza classica, poi nel sesto anno anche hip pop, mentre nell’anno scolastico 2013- 2014, il settimo, ha lasciato la danza classica sostituendola con la danza contemporanea. Una disciplina apparentemente più facile e divertente, ma altrettanto impegnativa.

Fin da piccola il suo desiderio non era di diventare una ballerina famosa, semplicemente quello di riuscire a ballare sulle punte, di indossare i costumi di scena, di poter dire ce l’ho fatta.

Per Chiara è stato male i piedi, alle gambe e tanti altri muscoli, tante  ore di prove e di fatica, avere equilibrio e concentrazione anche dopo una giornata di scuola e di compiti, qualche volta ha anche pensato di non farcela, ma poi che gioia quando danzava.

Sei anni di impegno, ma anche di passione, poi finalmente l’anno scorso il suo sogno si è avverano.

Bellissima e brava nel saggio finale, quanti applausi, naturalmente non solo a lei, ma a tutto il suo gruppo.

Quest’anno sempre a giugno Chiara si è esibita  nella nuova forma d’arte,  danza contemporanea, la scioltezza e l’agilità che aveva imparato negli anni precedenti le sono serviti rendevano più aggraziati i suoi movimenti
E’ stato uno spettacolo molto bello, mi è piaciuto molto.

Devo ammetterlo, ripensando alla mia giovinezza quando anche allora non ho mai avuto neanche un briciolo di scioltezza nei movimenti, quanto invidio Chiara!, io non ho mai saputo ballare nemmeno un lento, nemmeno il ballo del mattone.

Teresa

P.s. Non è del tutto vero, circa venticinque anni fa con le mie sorelle e un paio di cognate,  ho partecipato al balletto della ‘morte del cigno’, (ci deve essere un filmato di quella festa, per fortuna fatta ad esclusivo beneficio dei famigliari), forse dico forse, le altre saranno state anche dei cigni, ma io ero l’oca padovana, (come si dice dalle nostre parti di una persona goffa e lenta) .

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Imparare divertendosi.

Le vacanze estive sono iniziate. I bambini hanno terminato tutti gli impegni scolastici ed io quelli lavorativi. Mi sono proposta di affrontare, durante questi 3 mesi, dei progetti che coinvolgano Alice, Luca e Matteo qualche ora alla settimana.

Niente di troppo impegnativo, voglio che si divertano insieme, uniti da un tema conduttore, dalla voglia di un buon risultato finale che gli lasci magari anche qualche nozione in più.

Questo settimana abbiamo rivisto (per accontentare Alice) gli Egizi.  Abbiano sfogliato, letto il bel libro delle edizioni Usborne “Antico Egitto - con link internet” (regalato ad Alice dalla zia Cecilia per la Comunione), consultato le pagine disponibili on-line e poi realizzato principalmente 4 cose:
- Maschera funeraria di Tutankhamon (tutti e tre insieme)
- La mummia di un gatto (Matteo)
- Uno scarabeo (Alice)
- Una tavoletta con geroglifici (Luca)                                                            
Ai bambini è piaciuto molto e devo dire anche a me!….per cui durante il week end ho preparato il tema della prossima settimana…non anticipo nulla, sarà una sorpresa!
Mamma Lisi

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Un libro. L’ impossibile volo Autore Louis De Bernières Edizioni varie
 E’ romanzo epico, di molte pagine come piace a me, molto bello.
E’ un libro, che inizia descrivendo la vita quotidiana di un paese immaginario dell’Anatolia, oggi Turchia (paese che si chiama Eschibahce unico nome di fantasia, ogni altro luogo raccontato è reale), dall’inizio del 1900 fino al 1920 circa, dove vivono tre etnie, greci armeni, ottomani e due religioni mussulmana e cristiana ortodossa. Queste diversità non creano problemi, non c’è odio, le amicizie sono vere, se qualche volta qualcuno non stà alle regole la causa è semplicemente la stupidità umana.  Sono tanti i protagonisti di questo libro, tante le vite raccontate tanti i sogni e gli amori, ma in particolare si narra dei bambini che crescono e diventano ragazzi e soldati, le diverse origini dividono le loro vite ma non la loro amicizia anche se al ritorno a casa alla fine della guerra, non saranno più gli stessi.
E, come se fosse un libro a parte, viene raccontata la vita di Mustafa Kemal che poi diventerà Ataturk, la sua giovinezza, le sue ambizioni, i fallimenti e finalmente la realizzazione dei suoi sogni.
Poi prosegue descrivendo la situazione politica dell’Europa, il potere dei governi e delle case regnanti, gli intrighi, le alleanze i tradimenti.
La guerra poi arriva anche nel paese, i ragazzi e gli uomini sono costretti ad arruolarsi, la terribile vita di trincea, i massacri, i genocidi, le crudeltà raccontate sono impressionanti.
Ma a Eschibahce la vita continua gli odi razziali lì non vincono sulla pacifica convivenza, le donne faticano facendo da madri e da padri, ognuno si arrangia come può.
I bambini che sono cresciuti assieme, sono diventati soldati, le diverse origini dividono le loro vite ma non la loro amicizia, anche se al ritorno a casa alla fine della guerra dopo gli orrori vissuti, non saranno più gli stessi.
Un libro molto vario, ci sono pagine allegre, alcune poetiche, qualche altra curiosa.  Molte pagine sono tristi, altre sono elenchi di fatti storici, eppure le si legge senza fatica.
Non conoscevo quasi niente di quanto raccontato in questo libro, mi sono sentita ignorante. Ma i libri sono fatti apposta per imparare. Teresa

Un libro. L’ impossibile volo
Autore Louis De Bernières
Edizioni varie


E’ romanzo epico, di molte pagine come piace a me, molto bello.

E’ un libro, che inizia descrivendo la vita quotidiana di un paese immaginario dell’Anatolia, oggi Turchia (paese che si chiama Eschibahce unico nome di fantasia, ogni altro luogo raccontato è reale), dall’inizio del 1900 fino al 1920 circa, dove vivono tre etnie, greci armeni, ottomani e due religioni mussulmana e cristiana ortodossa.
Queste diversità non creano problemi, non c’è odio, le amicizie sono vere, se qualche volta qualcuno non stà alle regole la causa è semplicemente la stupidità umana.

Sono tanti i protagonisti di questo libro, tante le vite raccontate tanti i sogni e gli amori, ma in particolare si narra dei bambini che crescono e diventano ragazzi e soldati, le diverse origini dividono le loro vite ma non la loro amicizia anche se al ritorno a casa alla fine della guerra, non saranno più gli stessi.

E, come se fosse un libro a parte, viene raccontata la vita di Mustafa Kemal che poi diventerà Ataturk, la sua giovinezza, le sue ambizioni, i fallimenti e finalmente la realizzazione dei suoi sogni.

Poi prosegue descrivendo la situazione politica dell’Europa, il potere dei governi e delle case regnanti, gli intrighi, le alleanze i tradimenti.

La guerra poi arriva anche nel paese, i ragazzi e gli uomini sono costretti ad arruolarsi, la terribile vita di trincea, i massacri, i genocidi, le crudeltà raccontate sono impressionanti.

Ma a Eschibahce la vita continua gli odi razziali lì non vincono sulla pacifica convivenza, le donne faticano facendo da madri e da padri, ognuno si arrangia come può.

I bambini che sono cresciuti assieme, sono diventati soldati, le diverse origini dividono le loro vite ma non la loro amicizia, anche se al ritorno a casa alla fine della guerra dopo gli orrori vissuti, non saranno più gli stessi.

Un libro molto vario, ci sono pagine allegre, alcune poetiche, qualche altra curiosa.
Molte pagine sono tristi, altre sono elenchi di fatti storici, eppure le si legge senza fatica.

Non conoscevo quasi niente di quanto raccontato in questo libro, mi sono sentita ignorante.
Ma i libri sono fatti apposta per imparare.
Teresa

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Isola d’Elba


Le mie sorelle Luisa con Gigi e la figlia Paola con la famiglia, Cecilia con suo marito Francesco, come fanno da alcuni anni, la seconda quindicina di giugno sono all’Isola d’Elba.
Luisa affitta un appartamento e Cecilia è ospite nella casa della cognata.
Già prima di partire avevano chiesto a me e Grazia di raggiungerle, saremmo state ospiti di Cecilia.
Grazia più libera di me perché i suoi figli sono in vacanza coi nonni sul Mar Rosso, ha accettato di fermarsi fino a fine mese, io ho preso l’occasione di fare qualche giorno di vacanza con le mie sorelle.
Mio marito e i miei figli,  insistevano perché mi fermassi anche io fino a fine mese, ma non me la sono sentita di lasciarli a casa da soli.
Gli anni scorsi quando partivo per i miei viaggi, c’era la mamma, che si occupava dei pranzi e delle camicie da stirare.
In teoria se la cavano tutti bene anche senza di me, ma come ho verificato meglio non lasciarli soli per più di tre giorni.

Comunque venerdi mattina presto (ancora ignari dei guai dei quattro M, - leggere blog precedente - che per fortuna si sono risolti abbastanza bene) Marco Grazia e io siamo partiti, viaggio tranquillo, infatti ho dormito da Bergamo a Livorno.
A Piombino, lasciata la macchina al parcheggio, abbiamo preso il traghetto per Portoferraio, dove al mostro arrivo c’erano Cecilia e Cecco ad aspettarci per portarci a Capoliveri.

Devo ammetterlo, sono stati tre giorni bellissimi, Cecilia e il marito, e Luisa, hanno fatto il possibile per farci passare giorni in assoluto riposo ma con tante belle esperienze.

Mare spiagge di Zuccale, e l’Innamorata, riposo su sdraio sotto gli alberi del giardino con libri e bibite, ottimi pranzi e cene, di cui una in un ristorante del posto con vista magnifica, dopo cena passeggiate a Capoliveri e Portazzurro alla ricerca di negozietti caratteristici.
I miei cognati sono stati comprensivi con noi sorelle, ci hanno lasciato molto tempo da passare insieme, d’altronde non avevano scelta meglio lasciare in pace quattro donne affiatate nelle chiacchiere e nello schopping, anche se abbiamo più guardato che speso.

L’Isola d’Elba ha dei panorami stupendi, il mare limpido, una natura rigogliosa, luoghi storici da visitare, negozi e servizi, l’unico difetto è che è un po disordinata, ma si può chiudere un occhio su questo e spalancarli tutte e due sulle sue meraviglie.

Poi ligi al dovere, domenica sera Marco e io, siamo ritornati alla tristezza dei panorami di Calusco.

Teresa


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Dubbi!
Sul traghetto per l’Isola d’Elba su una porta c’era questo avviso. Ma in caso di emergenza, sono adulta ma sono anche un ‘poco’ sovrappeso, che salvagente dovrei prendere?
 Sempre sul traghetto ho notato un signore con una maglietta nera con scritto a colori vivaci: Io non uso Google, non ne ho bisogno, mia moglie sa già tutto! Secondo me è un complimento, o c’è dell’ironia in questa frase?
Teresa

Dubbi!

Sul traghetto per l’Isola d’Elba su una porta c’era questo avviso.
Ma in caso di emergenza, sono adulta ma sono anche un ‘poco’ sovrappeso, che salvagente dovrei prendere?


Sempre sul traghetto ho notato un signore con una maglietta nera con scritto a colori vivaci: Io non uso Google, non ne ho bisogno, mia moglie sa già tutto!
Secondo me è un complimento, o c’è dell’ironia in questa frase?

Teresa